|
In risposta alla e-mail di Dezzani pubblicata sul n.ZERO di diff
L'iMac è fuor di dubbio una macchina dalle caratteristiche interessanti.
Il suo PowerPC è ciò che tutti noi Amighisti avremmo voluto, potuto e dovuto
avere da anni.
L'aspetto compatto ed elegante, anche se il suo look un po' troppo giocattoloso
(un richiamo voluto ai primi Mac degli anni 80?) sconcerta chi è abituato al look
dimesso dei PC, ma lo rende quasi un oggetto d'arte moderna (vedremo più avanti
il perché).
Chissà, forse nel 2050 lo vedremo esposto al Guggenheim.
Il supporto al bus USB è una caratteristica interessante, anche se non è una
novità assoluta (ormai non c'è PC che non ce l'abbia).
Grazie a questo nuovo bus seriale è possibile, in teoria, connettere fino a
127 periferiche compatibili in cascata, anche se ovviamente nessuno si sognerà
mai di farlo.
Questo numero è volutamente esagerato, in modo che l'utente medio possa
collegare diciamo 4 o 5 periferiche senza problemi.
Grazie ad esso l'iMac può connettere un costoso SuperDrive LS120 USB e sopperire
in tal modo alla strana mancanza del drive per floppy 1.44", che non moriranno
poi tanto presto, dato che, per esempio, lo Stato Italiano richiede ancora tale
formato per denunce dei redditi, modelli 770 ed altre seccature burocratiche.
L'iMac può essere una valida piattaforma per Internet: una seriale veloce
consente collegamenti meno faticosi col proprio provider, anche se, una volta in
Rete, la velocità del traffico dipende solo dalla catena di server che smistano
i pacchetti, e persino il possente iMac, nell'ora di punta, può trovarsi
imbottigliato.
In particolare, le pagine dei siti commerciali americani, stracolmi di grafica,
banner animati, applet Java, Javascript ed altre amenità in quantità
industriale, creano non pochi patemi d'animo all'italianuzzo medio, quale che
sia il suo computer, processore, modem etc., che deve fare i conti con la
"velocità" della rete telefonica di casa nostra.
Il software di sistema ed applicativo è quello del PowerMac, senz'ombra di
dubbio potente e professionale.
Consente almeno, si spera, di non vedere finestre blu di crash mentre si cerca
di azionare un banalissimo scanner (storica figuraccia di Bill Gates alla
presentazione ufficiale di Windows98).
L'ambiente Mac trova i suoi estimatori fra gli architetti, ma anche consulenti
del lavoro e commercialisti possono avere una Mela sulla scrivania (magari
accanto al PC).
E' apprezzato da artisti e creativi, per via del grande supporto che è stato fino
ad oggi assicurato alla Mela da parte di vari nomi altisonanti dell'industria
mondiale, grazie all'abile diplomazia di Jobs & soci.
E' senza dubbio, come ammesso da Dezzani, la piattaforma ideale per chi vuole la
sicurezza del "commercialmente supportato" e non vuole neppure sentir parlare di
sistemi operativi, linguaggi di programmazione etc., perché non vuole "perdere
tempo" ad imparare qualcosa.
Del tutto legittimo.
Del resto, ci sono persone che non sanno neppure come funziona il motore
dell'automobile che guidano, che credono che la benzina verde abbia veramente
quel colore e che le arance nascano già impacchettate al supermercato.
Per dirla col Dott. McCoy "Sono un dottore Jim, non un meccanico".
Infine, nella società del nostro tempo, dove conta più l'apparire che l'essere,
più l'esperto di marketing che l'ingegnere, un oggetto come l'iMac ha tutte le
carte in regola per divenire uno status symbol, uno di quegli oggetti
"anticonvenzionali" che "fanno tendenza", preda ambita dai maniaci del look e
dell'originalità a tutti i costi.
La Apple stessa basa la pubblicità dell'iMac tutta sul colore del case, segno
evidente che per il cliente medio iMac l'involucro è più importante del
contenuto del medesimo.
Complimenti a Steve Jobs, come illusionista è meglio di Silvan.
Tornando alla lettera di Dezzani, mi ha molto deluso il suo tono.
Poteva benissimo parlare del suo nuovo computer senza sputare su quello vecchio,
col quale è cresciuto e dal quale ha imparato almeno ad installare le ram.
Cosa che, se avesse conosciuto solo ed esclusivamente il Mac in qualsiasi sua
incarnazione, non avrebbe saputo assolutamente fare, ma avrebbe anzi avuto il
sacro terrore di rimuovere una vite dal case! Per lavoro uso un PC con cpu a
100Mhz e 8 Mega di ram, che sotto Windows95 E' UN CHIODO.
Se l'Amiga 4000 che ancora uso avesse un processore a 100 Mhz anziché a 28,
sarebbe UN FULMINE!
Quelle che per molti sono innovazioni, magari introdotte dai vari Apple,
Microsoft ed Intel, caro Dezzani, l'Amiga le aveva già nel 1985, quando i PC
facevano girare l'MS-DOS 2.0, il Mac era IN BIANCO E NERO e un Amiga 500 con
l'A-Max era PIU' VELOCE di lui pur avendo un clock più basso!
Il Plug&Play è nato MOLTO DOPO il nostro Autoconfig, così come pure il bus AGP,
pressoché identico al bus grafico dell'AMIGA 2000...
Tutto questo lo sai bene anche tu, anche se fai finta di averlo dimenticato.
Allora perché tratti l'Amiga da vecchio catorcio e noi Amighisti da vecchi
nostalgici?
Perché quel tono da bambino prepotente che "ce l'ha più grosso"?
Goditelo pure il tuo iMac, con la cui Calcolatrice Scientifica Tridimensionale
Olografica a Scansione Quantica farai tanti bei grafici mirabolanti in 5D, vai
pure in rete a 400000bit al secondo, connetti 100 scanner in cascata al tuo USB,
ma soprattutto sentiti bene al sicuro fra le commercialmente supportate braccia
di Mamma Mela, che ti vuole tanto bene.
Fai quello che ti pare, ma NON MANCARE DI RISPETTO all'Amiga ed alla sua
comunità di utenti, dalla quale sei tanto baldanzosamente uscito.
Non ne hai il diritto.
Saluti
Antonio Porcu
|